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-la scena è il luogo dell'invisibile, della faccia nascosta del pensiero, dove appare ciò che non si può vedere altrove, se non nello specchio della mente, o nelle profondità dell'essere.
-la scena è il luogo dei conflitti allo stato puro, del tempo e dello spazio contratti, o espansi , trasformati in un processo simbolico, è il luogo dei desideri e delle pulsioni, dove le parole diventano poesia, recuperano cioè tutto la loro potenza radicale, originaria, simbolica.
-la costruzione dello spazio, le immagini proiettate o create attraverso l'interazione tra corpi e scena sono altrettante "parole" di questo linguaggio poetico composito ed organico.
-vogliamo che il linguaggio scenico che mettiamo in atto sia organico e attivo, che la ricerca costante porti a dei risultati fulminei , lampi di chiarezza per noi ed il pubblico, in comunicazione immediata , nel presente dell'atto poetico e teatrale.
-il nostro lavoro è per strati sovrapposti, in cui ci si può muovere nell'orizzontalità della superficie, nella profondità della parte nascosta, nella densità della materia.
-Le immagini proiettate , le tecniche sperimentate, gli spazi fisici o mentali creati, sono tutti manifestazioni di un desiderio di rivelazione, di viaggiare con il pubblico nelle crepe , nelle intercapedini di una realtà mistificata e spettacolarizzata.
-Intendiamo far volare gli stracci e gli orpelli che coprono gli orrori. Intendiamo cantare la fine di un'epoca esausta e rassegnata, e l'inizio di una nuova consapevolezza.